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 Geologia dell'Oliero

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Giancarlo Casale
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Giancarlo Casale

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Geologia dell'Oliero Empty
MessaggioTitolo: Geologia dell'Oliero   Geologia dell'Oliero EmptyMar 12 Gen 2010, 15:53

Il sistema di risorgenze che si apre lungo il tratto finale della val Sugana nei pressi di Valstagna (VI), costituisce certamente il fenomeno carsico subacqueo tra i più interessanti e sviluppati in Europa. Disposte in prevalenza lungo il fianco destro della valle, sgorgano dalle rocce calcaree numerose risorgenze, alcune temporanee e situate sul ripido versante a 100 – 200 m di altezza ed altre perenni, più in basso. Queste ultime per l’estensione, l’ampiezza delle gallerie e la relativa limpidezza dell’acqua, costituiscono un polo di attrazione per moltissimi speleosub provenienti anche dall’estero. Le più conosciute sono le due sorgenti dell’Oliero: Cogol dei Siori e Cogol dei Veci. Situate a circa 200 m di distanza, le loro acque si uniscono poco dopo lo sbocco, per gettarsi sul fiume Brenta. Il Cogol dei Siori, fu esplorato nella parte aerea iniziale, dal nobile Alberto Parolini nel 1822, che tentò anche di immettere il famoso Proteus Anguinus, trasportandolo da Postumia, sua zona endemica. Purtroppo non seppe mai se l’esperimento era riuscito e bisognò aspettare il 1963 per vedere alcuni esemplari che nuotavano tranquilli, nelle fredde acque della grotta. Oggi non è difficile incontrarne qualcuno in immersione, mentre si lascia trasportare dalla corrente o s'intrufola in una fessura, disturbato dal rumore dalle bolle. Quest’anfibio dalla pelle rosata, lungo 20 – 30 cm, completamente cieco, vive nel buio delle gallerie allagate, si ciba di piccoli crostacei, insetti e larve fluitati dalla corrente ed ha un metabolismo talmente particolare, da permettergli di vivere fino ad 80 – 100 anni restando se necessario anche più di 4 – 5 anni senza cibo. Le due sorgenti sono inserite in un’area di parco gestita dalla Società Oliero Grotte. All’interno è situato un interessante museo di speleologia e carsismo diretto dalla dr.ssa Monica Celi. Grazie al contributo di numerosi speleologi e speleosub che lavorano da decenni nel sovrastante altopiano di Asiago, la Celi ha curato l’allestimento dei numerosi pannelli e plastici che aiutano il visitatore a comprendere il lungo viaggio compiuto dall’acqua, dal momento in cui s'infiltra nel terreno, 1000 m più in alto, a quando ricompare a giorno nelle vicine sorgenti. Ogni anno circa 30000 persone visitano il parco, soprattutto tra luglio ed agosto, attratte dalla tranquillità e dall’ombra della vegetazione che cresce lungo le rive dell’Oliero. In autunno ed inverno il luogo è quasi deserto ad eccezione di qualche raro "turista" che goffamente e sotto il peso di 40 – 50 kg di amenicoli vari, si dirige faticosamente verso l’acqua. Per raggiungere le due risorgenze si può trasportare tutto il materiale speleosubacqueo con un’imbarcazione (se si è fortunati), oppure inerpicarsi per un ripido sentiero che porta in 10-15 minuti ai due imbocchi. Delle due sorgenti, la più frequentata è il Covol dei Siori.
Geologia dell'Oliero Oliero01
La figura rappresenta la successione dei depositi rocciosi, immaginando un piano verticale che taglia l'altopiano di Asiago da est a ovest. Le rocce più antiche (in basso) sono le lave silicihe del Permiano a cui seguono verso l'alto i depositi calcarei e dolomitici di origine marina del Trias e Cretaceo. All'estrema sinistra è riportata la traccia della galleria principale della sorgente di Oliero lunga circa 1000 mt che segue la giacitura degli strati calcareo-dolomitici suborizzontali.



L’immersione inizia 40 m all’interno, nel laghetto, il tratto principale è ben sagolato, fino a 150 m dall’ingresso. I primi metri sono in una galleria di dimensioni approssimate 5 x 3 m, disposta lungo la superficie degli strati calcarei. La corda è fissata sul fondo in numerosi punti con chiodi da roccia e, durante le piene molto frequenti, permette di non essere trascinati via dalla corrente, dato che le pareti ed il fondo, sono molto levigati. A 150 m dall’entrata, il cunicolo si restringe e si abbassa e per un tratto di 10 m si entra nel "laminatoio", alto 70 – 80 cm. Passato questo, la morfologia della grotta cambia, le pareti si allontanano e le lampade anche da 50 W non riescono più ad illuminare il soffitto, il fondo è occupato da massi franati ed inizia lentamente a scendere per passare da 15 – 16 m ai 55 m, a circa 300 m dall’ingresso (punto più profondo), quindi risale per mantenersi sui 30 – 40 m. Dal laminatoio in avanti, la forza della corrente cala di colpo e se fino a qui sono necessari 15 – 20 minuti, oltre, la progressione si fa più veloce.
Esplorata per i primi 50 m negli anni ’60, è stata cartografata fino al laminatoio a metà degli anni ’80 dai gruppi COVAS e CAI di Verona. Nel 1992 Bolantz e Casati, effettuarono una punta esplorativa fino a circa 1000 m sempre in immersione e risalendo ad una quota di – 20 m. Il Covol dei Siori è caratterizzato da ambienti grandi, discreta limpidezza (da 2 a 20 m) e bassa profondità nei primi 150 m di percorso. Non dimentichiamo però che siamo in grotta ed è quindi impedita una risalita diretta alla superficie. Il primo tratto fino al laminatoio è alquanto faticoso per la corrente, ed i consumi sono quindi maggiori del normale (70 – 90 lt/min). La galleria principale è già sagolata, ma dato il regime della cavità è sempre consigliabile controllare lo stato di usura della corda, in molti punti inoltre, le tacche distanziometriche e le indicazioni dell’uscita possono essere asportate dalla forza dell’acqua. Per quanto detto è sempre consigliabile usare la normale attrezzatura speleosubacquea basata sulla doppia sicurezza con le consuete tecniche di progressione. L’ampiezza delle gallerie permette di utilizzare appieno le procedure di esplorazione in distanza con l’uso di relais (riserve) ed eventualmente anche di scooters. Per immersioni impegnative nel tratto oltre il laminatoio lasciamo di solito ossigeno a 6 m ed utilizziamo inizialmente una miscela nitrox. Alla progressiva dei 150 m e 250 m vengono deposte delle bombole di riserva per proseguire poi con quelle in spalla.

SCHEDA GEOLOGICA
Posizione: prov. di Vicenza, lungo la Val Sugana, lato destro, ed ai piedi dell’altopiano di Asiago
L’altopiano di Asiago, nel Veneto, costituisce un’area carsica di 600 kmq in rocce calcaree vecchie tra i 70 e 180 milioni di anni. La sua caratteristica peculiare è l’assenza in superficie di corsi d’acqua, visibili solo per breve tempo e durante forti acquazzoni. Il motivo è da imputare all’elevata permeabilità del terreno, che permette un’intensa circolazione sotterranea diretta sia verso la Valsugana ad est sia la Val d’Astico ad ovest. Nell’altopiano sono state esplorate tra le più profonde grotte italiane, alcune sfiorano i 1000 m di profondità e sono in probabile comunicazione con le risorgenze lungo la Val Sugana, come ad esempio l’Abisso Malga Fossetta con la grotta/risorgenza della Bigonda. L’acqua superficiale s’infiltra a quote di 1000/2000 m sul mare ed attraverso una miriade di fratture nel sottosuolo, sgorga a volte dopo poche ore sul fondo delle valli che delimitano l’altopiano. Una prova di tracciamento per ricavare sommariamente l’ampiezza del bacino idrogeologico è stata fatta sciogliendo della fluorescina sodica in un corso d’acqua ipogeo sull’altopiano di Asiago a circa 1030 m. di quota. Analizzando l’acqua delle sorgenti lungo la Val Sugana, la sostanza disciolta è stata ritrovata nella grotta Parolini (Covol dei Siori) con un massimo di concentrazione dopo 10-15 giorni dall’immissione, avvenuta ad 11 km di distanza. Un semplice calcolo mostra quindi una velocità media delle acque sotterranee di circa 50 m/ora ed un dislivello di quasi 900 m. Le portate del Covol dei Veci e dei Siori sono molto variabili da 0,2 a 100 mc/sec e le due sorgenti risentono delle precipitazioni con un ritardo di 1 – 2 giorni. Il Covol dei Siori è utilizzato come acquedotto: una tubazione a 3 m di profondità preleva 250 lt/sec per portarli ad una stazione di pompaggio dove vengono sollevati a 1000 m di quota fino all’altopiano di Asiago sovrastante.

Fonte:Assonet (bollati-fileccia)

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Giancarlo Casale

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