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 Md-X Rebreathers - Megalodon eccr

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AutoreMessaggio
Giancarlo Casale
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Giancarlo Casale

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MessaggioTitolo: Md-X Rebreathers - Megalodon eccr    Md-X Rebreathers - Megalodon eccr  EmptyMer 30 Dic 2009, 23:03

Megalodon eccr

Il Megalodon è un CCR prodotto dalla Innerspace System Corporation. È un rebreather a circuito chiuso con controllo elettronico della PO2; il rebreather in questione ha destato subito un grande interesse nell’ambiente subacqueo tecnico. È particolarmente apprezzato per la sua affidabilità e robustezza ed il suo campo di utilizzo spazia dalle immersioni ricreative fino alle immersioni esplorative.

Vediamolo nei particolari, dando per scontato che il lettore conosca almeno il funzionamento base di un apparecchio per la respirazione subacquea a circuito chiuso.

Il corpo principale del rebreather è costituito da un canister, realizzato in alluminio aeronautico anodizzato, lavorato con macchine a controllo numerico (chiamate CNC, questo per dare tolleranze minime di produzione), molto robusto, dentro al quale è alloggiato il filtro che, a scelta dell’utente, può essere assiale o radiale.

Quello assiale è posizionato sopra una trappola per l’acqua con all’interno delle pad di materiale assorbente per catturare la condensa e l’umidità; quello radiale, che raddoppia l’autonomia dell’unità e dà prestazioni più elevate, si monta senza trappola dell’acqua.

Ai lati del canister trovano posto 2 bombole, una di ossigeno e una di diluente, la cui capacità può variare dai 2 fino agli 11 litri, in funzione dell’immersione che si va a svolgere.

Il sistema di connessione delle bombole al canister è del tipo a baionetta chiamato Tiger Gear, realizzato in alluminio fresato dal pieno con macchine CNC.

Nella testa, che funge da coperchio del canister, trovano posto 3 sensori ossigeno, l’elettronica, il solenoide, i due pacchi batteria delle handset primario e secondario ed una ulteriore pad assorbente per eliminare l’umidità che si forma vicino ai sensori ossigeno durante la respirazione.

I pacchi batteria possono usare indifferentemente elementi di tipo alcalino (che danno un’autonomia di diverse ore) o al litio (che offrono una durata molto più lunga).

I pacchi batteria sono completamente stagni e all’interno c’è 1 bar di pressione, questo per due motivi: primo per evitare l’ingresso di umidità e, secondo, visto che le batterie si trovano all’interno del canister, per evitare che eventuali esalazioni tossiche dalle stesse entrino nel circuito di respirazione.

Essendo posizionati all’interno del rebreather, per accendere e spegnere i pacchi batteria bisogna per forza aprire la testa, questo anche per evitare dimenticanze in fase di preparazione ed assemblaggio dell’apparecchio.

La scatola dell’elettronica è anch’essa completamente stagna, sempre per evitare l’ingresso di umidità.

Dalla testa, direttamente collegati ai pacchi batteria di alimentazione, partono i collegamenti per i display delle handset primario e secondario e per la HUD.

Il primario comanda l’apertura del solenoide mentre il secondario è praticamente un lettore di backup delle sonde ossigeno oltre a controllare la HUD.

La HUD, dotata di led, a seconda del colore e del numero dei lampi, dà all’utente la possibilità di conoscere la PO2 senza dover usare le mani per accedere ai display, nel caso siano impegnate per esempio con la videocamera.

Per venire incontro alle esigenze delle persone daltoniche la casa costruttrice, nell’ultima versione dell’elettronica ha prodotto una HUD con due led, così l’utente può riconoscere la PO2 anche se ha difficoltà nel distinguere i colori.

Dato che le due handset sono collegate a due pacchi batteria separati e nella fase di controllo pre-immersione sono calibrate separatamente, rappresentano una vera ridondanza l’una dell’altra.

Le handset sono dotate di due 2 pulsanti, uno per entrare nel menu e uno di conferma; per evitare che si azionino inavvertitamente i pulsanti hanno delle gabbiette di protezione.

Il Megalodon monta di serie un’elettronica APECS che non ha software deco ma, se l’utente lo desidera, c’è possibilità di avere l’elettronica 2,7 Pursuit dove al posto di una handset standard c’è un computer Shearwater con software decompressivi.

I sacchi polmone, realizzati in robusta cordura, sono posizionati sul torace del subacqueo.

I sacchi sono disponibili anche in neoprene, adatti per particolari necessità o preferenze d’uso.

Il sacco DX è quello inspiratorio e vi è alloggiata la valvola di carico manuale dell’ossigeno; il sacco espiratorio è a SX e vi trovano posto la valvola ADV, una valvola di carico manuale e la valvola di scarico; il flusso del gas per cui va da DX verso SX.

Il materiale con cui è realizzato il loop è molto robusto, non richiede l’uso di dischi di appesantimento/bilanciamento ed è collegato ai sacchi polmone tramite innesti a T al cui interno trova posto una trappola per l’acqua, per impedire che un accidentale ingresso della stessa arrivi all’interno del canister.

Gli innesti hanno rispettivamente filettature destrorsa e sinistrorsa così da impedire un assemblaggio errato del loop ai sacchi polmone, stessa cosa per le filettature che servono per assemblare il loop alla testa.

Il boccaglio è realizzato in monoblocco: se all’inizio può risultare un po’ pesante, ci si abitua presto e si apprezza la sua stabilità.

Anche se la ditta produttrice ha una vasta gamma di piastre e realizza un sacco specifico per questa unità, il Megalodon si può assemblare praticamente con qualsiasi piastra e sacco a gonfiaggio posteriore in commercio.

Di questo CCR esistono delle varianti, nella fattispecie:

- il Mini Meg, un apparecchio con un canister più piccolo rispetto a quello standard, idoneo per persone di piccola statura, che rinuncia a parte dell’autonomia in cambio di un minore ingombro;

- il Super Meg, con il canister più lungo di quello standard;

- il Cave Meg è una versione leggermente più corta della versione standard con dei piccoli accorgimenti per soddisfare le esigenze dei Cave Diver;

- il Mega Meg, un Meg ridondante con 2 canestri e due loop nato per l’esplorazione subacquea ed in particolare per le esigenze speleosubacquee.

Per chi non è amante dell’elettronica esiste una versione CCR completamente meccanica che si chiama Meg Copis e, per chi si vuole cimentare con il rebreather solo nell’immersione ricreativa è in arrivo il Patfinder, un piccolissimo rebreather adatto ai subacquei ricreativi.

Numerosi sono gli accessori disponibili, tra quelli più interessanti sono da segnalare: un diverso sistema di aggancio delle bombole al canister chiamato Shadow, una vasta gamma di piastre, il sacco Tetradon, la possibilità di avere il canister di diversi colori, il gran facciale, per chi lo desidera la possibilità di avere un filtro per la CO2 con cartuccia già pronta ed a breve sarà disponibile il BOV.

Per maggiori informazioni si può visitare il sito ufficiale della ditta www.customrebreathers.com e, per chi volesse effettuare un corso su una di queste unità, ci si può rivolgere ad un istruttore certificato.


Grazie a tutte le sue caratteristiche e all’alta qualità dei materiali con cui è prodotto, all’ottima rifinitura, alla robustezza e soprattutto alla sua grande affidabilità il Megalodon si posiziona tra le unità al vertice della sua fascia di utilizzo trovando ben pochi rivali.



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Giancarlo Casale

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