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 Md-X Rebreathers - CCR HammerHead della Juergensen Marine Di Marco Valenti

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Giancarlo Casale
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Md-X Rebreathers - CCR HammerHead della Juergensen Marine Di Marco Valenti Empty
MessaggioTitolo: Md-X Rebreathers - CCR HammerHead della Juergensen Marine Di Marco Valenti   Md-X Rebreathers - CCR HammerHead della Juergensen Marine Di Marco Valenti EmptyMar 19 Gen 2010, 15:26

CCR HammerHead della Juergensen Marine
di Marco Valenti

Il CCR HammerHead vede la sua presentazione ufficiale durante l'edizione 2007 del DEMA tenutasi ad Orlando. La Juergensen Marine produce elettroniche per rebreather da diversi anni, disponibili come parti terze in sostituzione alle elettroniche originali e montate di serie sui rebreather O2ptima della Dive Rite. I prodotti della Juergensen Marine ad oggi non risultano certificati CE.
La Juergensen Defense Corporation è la fornitrice delle elettroniche MARK V per le nuove unità rebreather Mark 16 MOD 2 e 3 della US Navy e del rebreather eCCR Viper E della NATO.

L'HammerHead CCR ricreativo è il completamente di uno sviluppo produttivo-commerciale dell'azienda iniziato anni fa. Nasce come rebreather a circuito chiuso a controllo elettronico con il senso di circolazione del gas orario con macchina indossata. I sacchi polmone sono montati di serie anteriormente anche se l'azienda ha previsto la possibilità di montarli posteriormente. Le dimensioni standard sono di 3 lt l'uno. Sono a doppio sacco con quello esterno protettivo in cordura; i pulsanti di insufflazione manuale sono comodi ed a portata di mano come l'ADV a 'fungo' direttamente innestato sul sacco inspiratorio. La sua entrata in funzione è fluida ed il flow stop risulta comodo all'azionamento. La macchina è dotata di serie del BOV Golem, dispositivo di sicurezza per passare in CA che nell'ultimo anno ha registrato una grande diffusione su molti rebreather. I corrugati sono di dimensioni generose (diametro tra 4,5-5,5cm); il materiale estremamente resistente impedisce il collassamento diametrale. Per effettuare il test negativo del loop la messa 'sotto vuoto' porta ad un accorciamento a fisarmonica degli stessi corrugati. Il controllo di tenuta risulta facilitato. Tutti i corrugati sono dotati di filettatura differente per evitare errori nella fase di montaggio. Gli stessi giunti a 'T' delle connessioni riportano incisa la sigla 'INH' per l'inspiratorio ed 'EXH' per l'espiratorio.

La testa del canister, quest'ultimo costruito in alluminio anodizzato, pone in risalto alcune caratteristiche pressoché uniche. In corrispondenza dell'entrata del gas espirato si nota subito il foro di immissione tangenziale dell'ossigeno e la valvola solenoide che in questa macchina è a monte del filtro stesso. Ne deriva una miscelazione ottimale con un funzionamento del solenoide estremamente efficiente e scevro da picchi; di ciò se ne ha una conferma dalla mancanza di lampeggi di allarme dell'Head Up Display al contrario visibile montando la stessa elettronica su un Inspiration dotato di immissione dell'ossigeno vicino ai sensori. In questo ampio spazio si trovano anche i collegamenti tra la parte posteriore dei sensori ed i cavi, smontabili e sostituibili in pochi secondi, che portano alle due elettroniche esterne al loop respiratorio. Il filtro è del tipo radiale con disposizione assiale. Il gas esalato entra lateralmente lungo la circonferenza del filtro in acciaio per passare nella parte centrale e risalire verso i sensori. La capacità del filtro e la sua efficienza portano a dichiarare all'azienda una durata di sei ore con carico di lavoro leggero. Continuando il percorso all'interno del loop si arriva appunto ai sensori posti perpendicolarmente rispetto al flusso, cioè contro il flusso. Questa è una caratteristica per le elettroniche Juergensen come lo è tradizionalmente il vano di serie per il quarto sensore per coloro che non ne hanno abbastanza. Come si può intuire le facce dei sensori sono l'unica parte di questi in contatto con il gas filtrato che prosegue il suo cammino nel contro polmone di inspirazione.

Prima di passare al cuore della macchina, l'elettronica, è da notare il sistema di chiusura della testa sul canister in alluminio anodizzato che ricorda un po' quelli a baionetta degli oblò delle macchine fotografiche. In questo caso però vi è una ghiera di sicura ed un doppio o-ring radiale di tenuta. Personalmente ho effettuato prove di immersione anche con un solo o-ring confermando ulteriormente l'attenzione messa dal costruttore nella ricerca della sicurezza nell'integrità del loop. Sulla testa troviamo la connessione per l'Head Up Display, dell'ossigeno per alimentare il solenoide e un'altra porta per rendere l'eCCR un CCR ibrido, altra possibilità dell'HammerHead.

L'elettronica dell'Hammerhead è originale per progetto e filosofia adottata. Innanzitutto le elettroniche sono, escludendo ovviamente i sensori dell'ossigeno, completamente al di fuori del loop respiratorio.

Le stesse batterie sono nelle unità da polso (handset) sostituibili dall'utente senza bisogno di attrezzi o chiavi. Il progetto prevede l'utilizzo di diversi tipi di batterie: alkaline AA da 1,5v, litio AA da 1,5v ricaricabili e non, litio 3,6v ricaricabili e non. In realtà l'elettronica può gestire voltaggi fino a 7v. Si deduce che gli handset quindi non sono di tipo compensato dal loop ma sono unità a se stanti vere e proprie. Ciò significa che in caso di allagamento del loop non vi sarà nessuna entrata d'acqua dai cavi, potendo quindi continuare a funzionare. Discorso analogo per gas sviluppati dalle batterie che non entreranno nel loop respiratorio.

Le elettroniche sono fra loro completamente indipendenti ed hanno funzioni diverse. La primaria è responsabile del funzionamento del solenoide che può essere comunque escluso in emergenza scegliendo la funzione manuale. Prevede inoltre un computer decompressivo con algoritmo Buhlmann con 5 gradient factor gia impostati ed uno personalizzabile dall'utente. L'unità secondaria è un back up che non ha alcun controllo sul solenoide. Visualizza oltre la PO2 molti altri dati quali temperatura, contaminuti per la durata del filtro e come opzione prevede la funzione di decompressione come sulla primaria. In pratica si ha un computer di back up. I gas settabili sono 10 su entrambe, i set point 5 tutti modificabili dall'utente. Nella moltitudine di funzioni troviamo solo per l'elettronica primaria il tipo di funzionamento del solenoide (standard, Juergensen, manuale), funzione Open Circuit e FO2; solo per l'elettronica secondaria la scelta di 3 tipi di visualizzazione dei dati ed il contaminuti per la durata del filtro. Entrambe sono dotate dell'impostazione della durata della retroilluminazione, la lettura dei mV delle singole celle, il barometro, il settaggio del livello minimo di allarme delle batterie, registro cumulativo di ore utilizzo e massima profondità raggiunta, gestione delle password, la modalità 'go to sleep' per la sostituzione delle batterie.

Per quanto riguarda la sicurezza dell'utilizzatore l'elettronica basa il suo funzionamento sulla semplice 'matrice del rischio di Juergensen'. Il costruttore ha sostanzialmente descritto i più gravi errori che l'utilizzatore potrebbe commettere nell'utilizzo. Per ognuna di queste situazioni la macchina interviene e/o bypassando la funzione manuale e/o cominciando a segnalare il mancato funzionamento/errore in diversi modi: visivo e/o meccanico attraverso la vibrazione del Head Up Display che viene trasmessa al boccaglio rendendo sostanzialmente impossibile non accorgersi di un problema. I materiali usati nella macchina sono tutti di altissima qualità: alluminio anticorodal, acciaio, cordura, plastiche e delrin un po ovunque.

Concludendo personalmente non penso che esista il rebreather perfetto. Da un po di tempo si è però imboccata a mio avviso una strada positiva per i miglioramenti che i vari costruttori stanno mettendo in campo. Rimane di fondamentale importanza una buona formazione in quanto sono macchine di una certa complessità e gli standard di sicurezza raggiunti non devono far spegnere il cervello dell'utente che rimane la prima dotazione tecnica. Infatti è da ricordare che immergersi con un reb è praticamente più semplice che in circuito aperto; la differenza sta nella preparazione che si ha per la gestione di eventuali malfunzionamenti.


La 'MATRICE DEL RISCHIO' di Juergensen

*

Il subacqueo si dimentica di accendere le unità:
o

Risposta: contatti bagnati
*

Mal funzionamento dei contatti bagnati:
o

Risposta: i trasduttori di pressione accenderanno l'unità alla pressione di 1 metro
*

Il subacqueo setta l'unità in circuito aperto ma rimane in CCR:
o

Risposta: il solenoide prende il sopravvento ad una PO2 di 0,19
*

Il subacqueo setta l'unità in Controllo Manuale, ma dimentica di aggiungere O2:
o

Risposta: il solenoide prende il sopravvento ad una PO2 di 0,19
*

Il subacqueo ignora l'elettronica primaria e secondaria:
o

Risposta: aggiunto Head Up Display/DIVA
*

Il subacqueo ignora o è inconsapevole dell'allarme rosso del led DIVA che segnala una PO2 pericolosa:
o

entrata in funzione della vibratozione sul DIVA ad 1,8 ATA e superiore o 0,19ATA ed inferiore di PO2
*

Il subacqueo ignora la vibrazione ed il led:
o

Risposta:
+

il LED primario, rosso o verde, si attiva:
#

rosso per una PO2 bassa
#

verde per una PO2 alta
+

il LED secondario rosso si attiva
*

Il subacqueo ignora sia il LED primario che secondario:
o

risposta:
+

la retroilluminazione su entrambe le elettroniche comincia a lampeggiare. E' altamente visibile per entrambi i subacquei e a qualsiasi subacqueo nelle vicinanze.
*

Il subacqueo eccede il tempo programmato di accumulo:
o

risposta:
+

la retroilluminazione sul secondario si accende
+

il DIVA lampeggia rosso/verde per due volte
+

il DIVA comincia a vibrare
+

l'unità secondaria segnala 'Stack over-run'
*

Il subacqueo ignora l'avviso di superamento del limite di tempo:
o

risposta:
+

l'avviso di superamento del limite si ripeterà ogni 2 minuti



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Giancarlo Casale

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